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Donne Protagoniste in Sanità, Bologna 23-24 giugno

La Community Donne Protagoniste è nata nel 2021 con l’obiettivo di favorire un confronto tra Donne per ripensare la Sanità italiana con uno sguardo femminile.

“Donne che curano la Salute, Donne che lavorano in Salute” è il claim di questa seconda Convention in cui si punta a promuovere e riconoscere le iniziative per la prevenzione e per la cura della Donna, nonché a superare il gender gap che permea la nostra realtà sociale ed economica, valorizzando anche i percorsi professionali al femminile. La natura della Donna è ciclica e come tale si trova ad affrontare cambiamenti e potenziali problematiche nelle diverse fasi della vita, che interessano il corpo, il proprio equilibrio e la crescita emozionale, personale e professionale. Così alcune specialità mediche possono assumere una diversa rilevanza e accezione nelle diverse fasce di età: si pensi alla ginecologia, alla salute mentale o alle neuroscienze. D’altro canto alcune tematiche come la telemedicina, le energie rinnovabili, la medicina di genere, l’innovazione, il welfare o il ruolo della donna nella PA, sono trasversali a tutte le Donne in tutte le età e possono condizionare l’efficacia del sistema sanitario. La Convention vuole essere un’occasione di dialogo su questioni strategiche per portare un rinnovamento, a partire dagli obiettivi emersi nei tavoli di lavoro del 2021, da trasformare in progettualità condivise e sinergie sperimentali. Relazioni solide, basate sulla stima e sullo scambio di idee, del resto, sono alla base della costruzione di reti radicate sul territorio in grado di incidere sul sistema.

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Nobil Donne 4.0 – Le Marie di Plautilla Nelli: chi è e perché ha cambiato la storia dell’arte

Suora e pittrice autodidatta, in un’epoca in cui era proibito alle donne praticare l’arte, lei diede vita a una bottega tutta al femminile all’interno delle mura del suo convento, Santa Caterina di Cafaggio a Firenze.

Si fece monaca domenicana a 14 anni Polissena Margherita Nelli, da allora per tutti Suor Plautilla. I voti le garantivano la rara opportunità di istruzione in quanto donna, lo sapeva bene la famiglia che ha voluto così assecondare l’inclinazione all’arte di entrambe le figlie. Non se lo fece ripetere due volte la nostra Nelli, che capace e caparbia si è presto messa nelle condizioni di essere notata. Tre volte priora del convento e in rapporti con le famiglie nobili e borghesi fiorentine, vi costituì una bottega d’arte molto attiva. Fondamentale per il suo lavoro il lascito dei disegni di Frà Bartolomeo, erede a sua volta del Beato Angelico, che ne influenzò lo stile insieme ad altri artisti come il Perugino, Andrea del Sarto e Giovanni Antonio Sogliani. Abilissima in disegno, lei copiava i Maestri con la tecnica dello spolvero (facendo passare polvere di carboncino attraverso fori eseguiti sul contorno del disegno di base) entrando nella pelle dei personaggi e trasformandoli con garbo straordinario in altre anime, ingentilite quanto basta per renderle nelliane.

È la prima donna artista riconosciuta come tale, grazie al endorsement di Giorgio Vasari in persona

Pittrice autodidatta attraverso l’imitazione di altre opere, è famosa perché “in luogo di Cristi faceva Criste”, basti vedere i volti degli Apostoli nella sua Ultima Cena. Lei rappresenta una eccezione nella storia dell’arte per i suoi dipinti devozionali a grande dimensione con Marie al centro e Apostoli a margine, dando una lettura femminile delle vicende e disegnando un itinerario spirituale guidato da donne. Eccezionalmente per l’epoca, Nelli fu talmente consapevole del proprio valore da apporre la firma sulle sue opere.

Il lavoro delle donne per le donne, attraverso la storia e oltre al tempo

Fino a pochi anni fa a Nelli erano state attribuite con certezza solo tre opere, ora con gli studi avviati grazie all’interesse della fondazione AWA Advanced Women Artists sono 17 (ma le prime tre vanno assolutamente viste):

  • “Compianto sul Cristo morto” proveniente dalla chiesa del convento di Santa Caterina, oggi al Museo nazionale di San Marco a Firenze;
  • “Pentecoste” ancora nel luogo in cui era stata originariamente destinata: la chiesa di San Domenico a Perugia;
  • “Ultima Cena” proveniente dal refettorio del monastero di Santa Caterina, oggi nel refettorio del monastero di Santa Maria Novella a Firenze. L’opera è stata restaurata in due momenti grazie alla campagna di crowdfunding “TheFirstLast” con donatori di 19 Paesi e al programma “Adopt an Apostle” che ha abbinato a ciascuno dei dodici donatori uno dei Santi raffigurati.

È l’unica Ultima Cena conosciuta di una pittrice d’età moderna, la tela di Plautilla, lunga quasi sette metri, è fra le più grandi opere al mondo eseguite da una donna e una delle più impegnative dal punto di vista compositivo. Pur vivendo in un’epoca in cui le donne non potevano studiare anatomia, lei sfidò le convenzioni sociali dipingendo 13 figure a grandezza naturale e confrontandosi su un tema generalmente riservato ai pittori all’apice della propria carriera, come prova della loro maestria. Il restauro è stato condotto da un team tutto al femminile di curatrici, conservatrici e ricercatrici, ed è stato promosso e finanziato da AWA, fondata nel 2009 dall’autrice e filantropa americana Jane Fortune, la cui mission è quella di ricercare, restaurare ed esporre opere di donne artiste individuate nei musei, nelle chiese e nei depositi della Toscana.

Plautilla impara, Plautilla insegna

Il fine sociale è sempre stato importante per l’artista, in tutte le opere emerge con forza l’invito alla compassione verso coloro che soffrono e alla solidarietà verso gli esclusi. Ma non le basta, vuole essere più efficace: diventa maestra della sua arte e coinvolge sempre più monache, insegnando loro le tecniche apprese costituendo di fatto a Santa Caterina un’attiva scuola d’arte, aprendo un orizzonte di libertà ed espressione per sé e per le consorelle. La richiesta di lavori fu notevole, tanto che il monastero poté rendersi autonomo dal punto di vista finanziario, e l’esempio fu incoraggiante anche per altri conventi, come quello delle domenicane lucchesi.

Una lettura contemporanea

Sulla Nelli ha messo gli occhi la storica dell’arte americana Mary Garrard occupandosi di arte e gender studies, e che ha approfondito il tema della convent creativity: per le donne del passato l’isolamento conventuale offriva possibilità maggiori di coltivare le proprie aspirazioni. La vita di mogli e madri, inquadrate in ruoli precostituiti all’interno di società maschiliste, rendeva l’accesso alle professioni artistiche e intellettuali un fatto arduo, rarissimo. Le donne di Plautilla hanno visi in primo piano, commossi, vibranti, restituiti con un luminismo delicato: “Sono donne coi volti rigati da grosse lacrime perlacee, un riferimento a quell’empatia, quella compartecipazione al dolore umano che resta una prerogativa femminile”.

Grazie Plautilla, hai vissuto per l’arte, in sorellanza, e hai creato bellezza a beneficio di tutto il mondo.

Firenze, 1524-1588

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Link all’articolo originale su Tuscanypeople.com

Crediti fotografici:

Plautilla Nelli, Ultima Cena: pubblico dominio commons.wikimedia.com

Plautilla Nelli, Ultima Cena, dettaglio della firma: Comune di Firenze cultura.comune.fi.it

Plautilla Nelli, Santa Caterina Da Siena: Di Sailko opera propria CC by 3.0 commons.wikimedia.com

Plautilla Nelli, Consegna del rosario a San Domenico: pubblico dominio commons.wikimedia.com

Plautilla Nelli, Madonna del latte, disegno: Di Sailko opera propria CC by 3.0 commons.wikimedia.com

Plautilla Nelli, Cristo Risorto, disegno: Di Sailko opera propria CC by 3.0 commons.wikimedia.com

Fasi del restauro: Advancing Women Artists Foundation

AIxGIRLS – Summer Tech Camp gratuito per studentesse di 4^ superiore

Il progetto

Una porta per aprire alle donne di domani la strada per i mestieri del futuro. E’ questa la mission di AIxGirls – Summer Tech Camp. Un camp di formazione estivo per offrire alle giovani studentesse gli strumenti per essere protagoniste della Quarta rivoluzione industriale. La tua partecipazione all’AIxGirls – Summer Tech Camp ti darà l’opportunità di prendere parte a un interessante programma di studio che toccherà gli aspetti etici e pratici delle nuove tecnologie. Un programma focalizzato su AI e Data Science, che ti offrirà le competenze necessarie per essere parte attiva del cambiamento e superare i limiti del gender gap —–> Scarica il programma

La location

AIxGirls – Summer Tech Camp si terrà alla SIAF, Scuola Internazionale di Alta Formazione, a Volterra. Una struttura immersa nella suggestiva campagna toscana e che già ospita incontri e attività di formazione. Con tutti i servizi necessari: dalle aule ai laboratori per la didattica, fino agli alloggi, la mensa, le aree ristoro e gli spazi all’aperto per i momenti di svago.

Come partecipare?

Se stai concludendo la classe IV superiore nel Giugno 2022, puoi chiedere di partecipare all’AIxGIRLS – Summer Tech Camp compilando il modulo presente più in basso su questo sito. Saranno selezionate 20 ragazze fra le studentesse di tutta Italia che avranno inviato la propria candidatura. Per scoprire tutti i criteri di selezione scarica il regolamento —–> Scarica regolamento

Deadline candidature 20 maggio

Le candidature dovranno pervenire entro le ore 24 del 20 maggio attraverso la piattaforma www.aixgirls.it, dove potranno avere maggiori informazioni sul camp, i partner, sul programma, il regolamento ed i docenti. Le studentesse selezionate riceveranno poi una comunicazione entro il 10 Giugno 2022all’indirizzo mail segnalato in fase di iscrizione.

Candidati

Cogli l’occasione e partecipa all’AIxGirls – Summer Tech Camp. Invia la tua richiesta compilando il modulo —–> Vai al modulo

In sintesi

Durata: 6 giorni e 5 notti // Età: Studentesse che stanno concludendo la IV superiore // Location: SIAF – Scuola Internazionale di Alta Formazione // Gratuito: L’intero camp sarà offerto alle ragazze selezionate (trasporto escluso)

Come la goccia perfora la pietra

Cosa si intende per generatività sociale? Per noi è quell’azione trasformativa che si sviluppa attraverso la relazione volta a generare un impatto sociale.

Ma entriamo meglio nel dettaglio e diamo voce a quattro Ambassadors d’eccezione: Monica Cerutti, Raffaella Isidori, Annarita Mariani, Pegah Moshir Pour.

Conduce: Gabriella Campanile

[26 maggio 2022]

Nobil Donne 4.0 – Sabrina Nuti, Rettrice Sant’Anna di Pisa

E’ una donna tutta d’un pezzo Sabina NutiRettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa per il mandato 2019-2025, indossa il vessillo di portavoce di un centro d’eccellenza nella formazione a livello internazionale e crede nell’investire su una formazione di alto livello per portare sviluppo e crescita sul territorio. 

11 febbraio, Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella Scienza, per affrontare temi come uguaglianza di genere e piena parità nella ricerca scientifica e per riflettere sulle nuove tecnologie che avranno forte impatto sulla società del futuro.

Cosa ne pensa della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella Scienza?

È una giornata molto importante, da vivere tutti giorni. Per la scienza e per le donne ben venga un richiamo collettivo alla rilevanza di questo aspetto: è proprio tramite la scienza e la cultura che possiamo superare il gap di genere che è ancora presente in tanti campi della nostra società. Per me, che ho questo grande onore di condurre un’organizzazione come la Scuola Superiore Sant’Anna, ogni giorno è importante per interrogarsi su come e che cosa fare affinché le materie STEM siano attrattive per le ragazze e possano contribuire alla creazione di valore collettivo. È una tematica che contraddistingue quotidianamente la mia vita professionale, e quindi sono contenta che ci sia anche un momento istituzionale con i media e altre fasce della popolazione che non si occupano direttamente di scienza.

Che ruolo hanno le donne nei progetti di ricerca scientifici?

Sicuramente rispetto all’inizio della mia carriera vedo molte più donne. Ci sono ancora delle problematiche e, nonostante di recente alcuni risultati siano stati effettivamente raggiunti, c’è ancora un lungo cammino da percorrere. Nella mia vita personale sono stata fortunata. Sono nata in una famiglia numerosa e mia madre era una genetista vegetale ricercatrice al CNR.

Una donna che ha raggiunto anche ruoli apicali dimostrando in modo concreto che si poteva combinare famiglia e lavoro, con ottimi risultati a livello scientifico, senza dover per forza scegliere tra famiglia e scienza, superando il sottile senso di colpa che rischia sempre di essere presente, sia che tu faccia una scelta oppure l’altra. Il suo esempio mi ha aiutata a superare questa ‘trappola bestiale’ e ad avere la confidenza che è possibile trovare un equilibrio, magari con tempi diversi, con accelerate e fermate differenti.

Ancora oggi le giovani ricercatrici cadono in questa trappola. Per questo, prima di diventare Rettrice ho svolto una grande battaglia, come responsabile di un laboratorio di ricerca, per garantire alle ricercatrici in posizione precaria di avere la garanzia della maternità, che fino a qualche anno fa non era prevista. Tutt’ora non siamo a regime: alcune posizioni sono prese in carico dall’INPS, altre dall’Ateneo. C’è ancora confusione, ma almeno abbiamo una copertura.

Un’altra iniziativa in questa direzione prevede un contributo alla ricerca nel primo anno di vita del bambino per garantire la possibilità di rientrare al lavoro già al termine del congedo parentale, contando su un supporto per servizi quali babysitter e asilo nido. Il nostro obiettivo è che ci sia un pieno sviluppo per le donne impegnate nella ricerca universitaria, sostenendo la maternità e anche facilitando il ritorno in laboratorio dopo la gravidanza. Si registra purtroppo, un tasso di abbandono ancora molto alto e le giovani ricercatrici hanno difficoltà nel trovare sostegno e servizi.

Lei guida una delle migliori università italiane secondo i ranking internazionali: che progetti avete in cantiere per accrescere il vostro appeal? Su cosa puntate?

La Scuola ha ottime performance e, pur essendo un’istituzione di piccole dimensioni, trova la sua forza nell’essere prima di tutto una ‘Research University’, che funziona come una palestra di apprendimento sui temi ‘on the edge’. Pur con una suddivisone in due classi, le scienze sperimentali e le scienze sociali, la ricerca è svolta con una forte capacità di interdisciplinarità.

A tal fine sono in via di costituzione 3 centri di ricerca trasversali che rafforzano ancora di più questa propensione. Uno di questi centri è focalizzato sul tema salute, ambito complesso che richiede competenze mediche, cliniche, organizzative, tecnologiche, giuridiche, e della biorobotica. Il fatto di saper lavorare con diversi approcci è un elemento di forza decisivo nella nostra performance.

Che cosa direbbe a una ragazza che si avvicina allo studio di materie STEM?

Sicuramente di superare la paura dei numeri, un elemento molto presente che parte fin dalle scuole. Vi è un preconcetto molto diffuso secondo cui le donne non sono portate per i numeri. Io ho fatto il liceo classico, odiavo la matematica, avevo una repulsione per tutto ciò che riguardava i numeri ma, dopo un percorso universitario di 15 anni in Bocconi in cui ho dovuto imparare a lavorare con i numeri, ho subìto uno shock violento ma molto salutare.

Oggi svolgo gran parte della mia attività con il supporto del dato quantitativo: i numeri hanno un senso, un’anima e sono anche molto affini alle caratteristiche delle donne, che si distinguono per pragmatismoorientamento al risultato e che, secondo me, sono meno individualiste. Se queste caratteristiche sono integrate con la capacità di usare metodi e modelli tipici delle materie STEM assumono una potenzialità paurosa. Perché questo avvenga, è necessario adottare approcci di insegnamento diversi affinché non vi siano ostacoli alla scelta della carriera.

Com’è cambiato il mondo delle università e il modo di studiare?

La crescita del sistema scolastico non è stata omogenea, molto dipende dalle professionalità che gli studenti possono aver incontrato: ci sono insegnanti capaci, altri invece che hanno innovato poco e hanno scarse capacità didattiche.

Il progresso è stato molto significativo laddove ci sono insegnanti validi, insegnanti che hanno veramente capito cosa significa capovolgere il paradigma, ossia attivare il processo di apprendimento degli studenti e, sulla base di questo, costruire un percorso formativo capace di dare risposte, sviluppando un coinvolgimento attivo dell’allievo e non passivo. Il segreto è creare quell’entusiasmo e voglia di imparare che tutti i giovani dovrebbero avere.

Ho conosciuto alcuni docenti capaci di impostare questo tipo di didattica, altri che invece continuano ad andare in aula con una logica frontale, preoccupati di “fare lezione” e non dell’apprendimento degli allievi. Rispetto agli studenti delle università straniere, c’è ancora una forte concentrazione sull’acquisizione dei saperi e meno sull’acquisizione di altre tipologie di competenze che, se abbinate ai saperi, possono valorizzare molto meglio le competenze professionali.

Per esempio, i nostri studenti tendono a non fare domande, a essere moto passivi, a selezionare quello che vogliono apprendere. Rovesciare il paradigma significa costruire il know how stimolando continuamente lo studente, aprendo un confronto con il docente. Molte lezioni dovrebbero basarsi sulle letture a casa e poi le discussioni in classe, invece spesso sono un sunto del libro di testo.

[Foto: ©www.santannapisa.it]

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Link all’articolo originale su Tuscanypeople.com

The kindness is the new strength!

Quarto appuntamento della rubrica dedicata alle Ambassador dell’associazione Donne 4.0.

I leader di oggi come sono? Quali sono le qualità per sentirsi soddisfatti di ciò che siamo e di come siamo al lavoro? Ne parliamo con Francesca Sernissi, Giorgia Montesi, Luisa Rumor, Francesca Gessi: nella diversità del gruppo troviamo la forza si essere persone di valore!

Conduce: Gabriella Campanile

[26 aprile 2022]

La relazione esistente tra Digital Transformation e Inclusione 

Le tecnologie delle quarta rivoluzione industriale stanno plasmando il nostro mondo. Siamo pronti? Vediamo insieme a Darya Majidi, imprenditrice tech, nominata da D. Repubblica tra le 100 donne che stanno cambiando il mondo, come questa digital transformation impatterà le organizzazioni aziendali e come la Diversity & Inclusion diventeranno temi centrali di ogni azienda innovativa e sostenibile.

L’incontro si inserisce nell’ambito degli Innovation Coffee, appuntamenti organizzati dal Intesa Sanpaolo Innovation Center dedicati alla scoperta e alla diffusione della cultura dell’innovazione. Durante gli incontri vengono presentati temi di frontiera: tecnologie di ultima generazione, startup innovative, approfondimenti a cura di innovatori, nuove forme di comunicazione e presentazione di strumenti all’avanguardia per tutti i colleghi del Gruppo.

Ascolta il podcast qui 👇

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