Loading....

La relazione esistente tra Digital Transformation e Inclusione 

Le tecnologie delle quarta rivoluzione industriale stanno plasmando il nostro mondo. Siamo pronti? Vediamo insieme a Darya Majidi, imprenditrice tech, nominata da D. Repubblica tra le 100 donne che stanno cambiando il mondo, come questa digital transformation impatterà le organizzazioni aziendali e come la Diversity & Inclusion diventeranno temi centrali di ogni azienda innovativa e sostenibile.

L’incontro si inserisce nell’ambito degli Innovation Coffee, appuntamenti organizzati dal Intesa Sanpaolo Innovation Center dedicati alla scoperta e alla diffusione della cultura dell’innovazione. Durante gli incontri vengono presentati temi di frontiera: tecnologie di ultima generazione, startup innovative, approfondimenti a cura di innovatori, nuove forme di comunicazione e presentazione di strumenti all’avanguardia per tutti i colleghi del Gruppo.

Ascolta il podcast qui 👇

Misuriamo l’impatto del PNRR sulla parità di genere

Donne protagoniste di una Italia coraggiosa, digitale e inclusiva

L’associazione Donne 4.0 ha lanciato il dieci novembre 2021 l’Osservatorio sul PNRR per misurare il suo impatto sul divario di genere in ambito digitale, presentando 12 indicatori individuati in corrispondenza ai 12 punti del Manifesto Donne 4.0. Questa attività di quantificazione e monitoraggio sta procedendo estendendo la metodologia adottata a tutte le Missioni del PNRR, al fine di misurare concretamente l’impatto del Piano sul divario di genere. 

In vista, dell’appuntamento dell’otto marzo, Donne 4.0 organizza a Roma un nuovo incontro in cui potersi confrontare su questo percorso con rappresentanti del Governo, degli atenei, di fondazioni e di altre associazioni e condividere i prossimi passi. In particolare, nel convegno saranno anche oggetto di approfondimento modelli e strumenti di misurazione, la certificazione di genere, insieme ai risultati del W20 Italy.

Nobil Donne 4.0 – Mi chiamavano “La signora delle stelle”

Oggi è famoso il film “Don’t look up” (che tradotto significa “Non alzare lo sguardo”), ecco se avessi dato ascolto a questo, la mia vita sarebbe stata persa! Sono la prima donna in Italia a dirigere un osservatorio astronomico (quello di Trieste, che è diventato sotto la mia guida un centro d’eccellenza internazionale), sono un’astrofisica, una persona liberaattivista dei diritti civili e degli animali.

Apparenza e sostanza, due facce della stessa medaglia

Una mia amica ama ripetere a chi non mi conosce: “Hai mai visto una foto di Margherita Hack in cui non sorrida? Io no, perché non esiste”. Il motivo principale è che ho sempre fatto quello che mi piaceva: mi iscrissi a lettere, ma una sola ora di lezione mi bastò per capire che non faceva per me. Ho studiato fisica all’Università di Firenze, e nel 1945 mi sono laureata in spettroscopia delle stelle, campo di studi interno all’astronomia che mi ha profondamente affascinato e che non ho mai abbandonato. Oggi le chiamano STEM (acronimo che sta per Science, Technology, Engineering and Mathematics), di fatto sono le discipline scientifiche e tecnologiche di cui la fisica fa parte.

Di foto ne ho a migliaia: mie tra le amate stelle, mie tra i miei gatti, con i miei amici scienziati dell’ESA e della NASA. Ecco, anche loro comunque sanno che le mie preferite rimangono quelle con i gatti! [Ride]. Ho un debole per gli animali, lo sanno tutti. Al di là del fatto che non li mangio, è perché li tratto come altri mammiferi come sono io, e loro ricambiano. Su questo ci intendiamo, e a me piace andare d’accordo con chi ho intorno.

A cosa penso quando guardo il cielo

Sono atea, e la spiritualità per me sta nella capacità di amare e comprendere gli altri. Lo sa bene mio marito Aldo, ci siamo conosciuti da bambini e siamo stati sempre insieme. Ci piace pensare che le stelle ci abbiano fatto incontrare, e abbiano sempre accompagnato le nostre scelte importanti, come quella di non avere figli: non eravamo portati, non era il nostro destino. Lo dico senza malinconia e con convinzione, a volte aiuto altre donne a completare questo ragionamento, perché in una cultura patriarcale come la nostra capita che la pretesa di fare figli assopisca i talenti.

Ho sempre amato “alzare l’asticella”, così si dice quando ti dai delle sfide: ho iniziato con il salto in alto, e ho continuato tutta la vita. Anche quando alla facoltà di fisica io e una mia amica di liceo eravamo le uniche ragazze del gruppo, forte dell’incoraggiamento dei miei genitori che ripetevano: “Fai quello per cui ti senti più portata”.

Mi riesce facile spiegare concetti complessi con immagini e metafore, e certo la parlata fiorentina “da buona bischera” mi aiuta a tenere alta l’attenzione del pubblico! Ridono, ma intanto capiscono tutto. E io sono contenta.

Sono parte di una stupenda, variegata, immensa collettività

Ho scritto molto da scienziata, ho pubblicato i miei lavori in tutto il mondo, ma sono anche impegnata politicamente ed è una soddisfazione altrettanto appagante, anche se quando ho avuto la possibilità di praticarla attivamente ho scelto di tornare alla mia astronomia. Dare voce a chi non ne ha, o non ha una visibilità sufficiente, per me è importantissimo.

Non riesco a non curarmi delle ingiustizie, e da più parti il mio pensiero è considerato libero e anticonformista, in questo mi sento vicina a Emma Bonino compagna di tante battaglie. Oltre a essere un’animalista, lotto per il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, per il diritto all’eutanasia e al riconoscimento del testamento biologico. In particolare, su questo tema della bioetica sono una convinta divulgatrice dei principi di coscienza che permettono a chiunque di avere una visione laica della vita, ovvero rispettosa del prossimo, della sua individualità e della sua libertà.

Cosa penso della vita extraterrestre

“Nella nostra galassia ci sono 400 miliardi di stelle. E pensare di essere unici è molto improbabile”. A seconda del contesto, amo aprire o chiudere i miei incontri pubblici così, con un po’ di mistero. Io credo che esistano altre forme di vita nell’universo, ma per problemi legati alla lontananza forse non saremo così fortunati da stabilire un contatto. Nel frattempo, tengo gli occhi sul cielo, chissà!

Sono Margherita Hack, e ho fatto della mia vita esattamente ciò che volevo.

[Firenze 12 giugno 1922 – Trieste 29 giugno 2013]

***

Link all’articolo originale su Tuscanypeople.com

Al via la rubrica Nobil Donne 4.0 in collaborazione con Tuscany People

Intervista a Darya Majidi, imprenditrice nel settore high tech, Ceo ed owner della Daxo Group, società di consulenza strategica di digital transformation, Presidente dell’Associazione Donne 4.0 che mira a superare il gender gap grazie alle tecnologie digitali.

Nasce la rubrica Nobil Donne 4.0 per dare attenzione e risalto alle donne toscane che hanno fatto e stanno facendo la differenza. Darya Majidi, una livornese con una smisurata passione per i diritti femminili e un’incrollabile fiducia nelle tecnologie digitali come leve di cambiamento, traccia in questa intervista la sua visione per colmare il divario di fiducia e promuovere il cambiamento della percezione del ruolo delle donne.

Darya, perché le ragazze vanno bene a scuola ma abbiamo poche CEO donne?

Perché spesso le donne si scontrano con barriere interne ed esterne. Le barriere interne, di scarsa autostima e di scarsa consapevolezza delle proprie potenzialità, le spinge a non osare e a non mettersi in gioco, mentre le barriere esterne culturali e sociali non offrono un ambiente favorevole alla crescita professionale delle donne.

Dobbiamo insegnare alle ragazze ad avere fiducia in se stesse con formazione e attività di mentorship. Specialmente le giovani donne temono le cosiddette STEM, vedendole come materie maschili e aride. Io da ragazza ho scelto di studiare materie scientifiche e tecnologiche per dar voce alla mia creatività e inventare cose nuove, trasformare tecnologie in reti, servizi, comunità, e ancora di più oggi sono contenta dei miei studi. Le donne tecnologiche e scienziate possono davvero immaginare e creare l’innovazione e migliorare il mondo.

Sono orgogliosa di aver studiato all’Università di Pisa, di aver collaborato con la Scuola Superiore Sant’Anna sin da ragazza (la mia prima azienda è stata la prima spinoff della Scuola Sant’Anna a guida femminile) e da adulta sto collaborando anche con la Scuola Normale di Pisa. Queste tre università sono eccellenze che rappresentano un fiore all’occhiello della Toscana, terra di scienza e conoscenza, da qui nasce questa rubrica, Nobil Donne 4.0. Vogliamo dare visibilità e valore alle donne di talento che spesso non sono conosciute. Vogliamo dar voce a donne che hanno fatto e fanno la differenza.

Qual è la tua visione dell’empowerment femminile?

Negli anni le donne hanno conquistato sempre più posizioni di riferimento, ma i dati ci dicono che non assumono ruoli di responsabilità. Le donne in Italia hanno le leggi scritte costituzionali a favore, ma le leggi non scritte di stereotipi e pregiudizi ancora prevalgono. Le donne si laureano di più e meglio degli uomini, ma poi per carenza di stimoli interni ed esterni accettano una vita più sottotono e non sfidante. Per questo c’è uno scollamento tra il successo scolastico delle ragazze e la loro mancanza di posizioni di leadership sul posto di lavoro.

L’empowerment nasce quando una donna decide di uscire dalla propria comfort zone ed entrare in contesti sfidanti. Nasce quando una donna decide di darsi visibilità e voce e scende nell’arena. Questa decisione trova la spinta migliore già nell’ambiente familiare, infatti spesso alle spalle di donne che hanno osato intraprendere strade nuove, c’è una figura in famiglia che le ha spronate. Credo fortemente che dobbiamo far sì che ci sia un riconoscimento delle competenze fin dall’adolescenzapromuovere la consapevolezza che spesso le paure sono solo nella nostra testa. Molte donne e ragazze si arrendono, invece devono avere più fiducia in se stesse. Anche attraverso l’opportunità di capire che molte delle migliori leader del mondo hanno affrontato ostacoli importanti, paura e ansia, e ciò che le ha rese leader è superare le proprie barriere mentali. Noi di Donne 4.0 abbiamo le nostre 3CCompetenze, Cuore e Coraggio e credo che l’empowerment e la leadership siano fortemente connesse al Coraggio.

La Toscana è una regione virtuosa per le «quota rosa»?

L’Italia, tutta, non è una nazione virtuosa, i dati ci dicono che siamo nelle ultime posizioni in Europa su molti indicatori. Secondo il Global Gender Gap Report del World Economic Forum Report in testa alla classifica della parità si mantengono i Paesi nordeuropei, l’Italia è al 63° posto su un panel di 156 Paesi al mondo, con una occupazione femminile del 49% contro il 62% della media Europea. Durante la pandemia la situazione è anche peggiorata.

La realtà e che con la IV rivoluzione industriale si stanno creando nuovi lavori ma la disoccupazione femminile cresce. Un passo importante per abbattere questo ‘skill shortage’ è necessario favorire l’emergere di nuove figure professionali. La Toscana è sempre stata attenta alla formazione, prestando particolare attenzione nel favorire l’imprenditoria femminile, la ricerca tecnologica, la digitalizzazione.

Nella tua esperienza lavorativa quali sono stati gli ostacoli che hai dovuto affrontare in quanto donna?

Le difficoltà ci sono state e la mia forza è stata sviluppare le mie capacità, anche con il supporto degli uomini. Mio padre è stato il mio mentore, e mi ha sempre dato fiducia dicendomi che avevo le potenzialità per fare tutto, mentre mio marito è stato il mio socio principale! Per esperienza personale le donne che trovano nel proprio compagno un alleato sensibile nella loro crescita, hanno una marcia in più.

In quale modo sei riuscita a conciliare tutto?

Mi ha aiutato saper delegare, essere multitaskingfare squadra, non sono una perfezionista, non ho incentrato tutto su di me. Spesso chiedere aiuto è vissuto in qualche modo sminuente, ci sentiamo frustate, ma non è così. È importante attivare le energie degli altri, farci forza a vicenda, lo racconto nel mio libro ‘Sorellanza digitale’. La vera forza è data dai numeri, dalle Communities.

Cosa suggerisci per sensibilizzare e rendere consapevole il mondo maschile di questo gap?

Le nuove generazioni hanno una sensibilità differente, la leggi stanno andando verso un congedo di paternità più lungo, una presenza maschile nella cura molto più marcata, ma è importante che la ‘vecchia generazione’ – quella che decide tutt’ora – qualifichi le donne, non le ostacoli, sia determinata nel dare coraggio. Le donne non hanno ancora le stesse opportunità in termini di trattamento economico, di partecipazione politica e di sicurezza nel mantenimento del posto di lavoro.

Le tecnologie. Come sfruttare i canali digitali?

Sono eccezionali, strumenti potentissimi. Le competenze digitali sono un valido alleato per le donne, anche per un migliore work life balance sfruttando le differenti forme di lavoro agile. Se le giovani donne capissero che attraverso i canali digitali possono trasformare i propri talenti le cose cambierebbero più velocemente perché sono un acceleratore, danno accesso a conoscenza, permettono di condividere competenze, creare community.

Personalmente li uso e li giudico in modo molto positivo. C’è chi dice che hanno distanziato persone ma non è così. Chiaramente sono strumenti, vanno utilizzati intelligentemente, ogni abuso è da evitare. Sfruttare invece la potenza della comunicazione digitale per creare energie positive, per migliorare lo studio, le relazioni, le opportunità professionali è un volano di crescita.

Qual è il sogno di Darya Majidi

Penso e spero che unendo due fattori, tecnologie ed empowerment femminile, con attivismo, forza, possiamo ridurre il gender gap in un lasso di tempo molto più breve e con i risultati notevoli ma … le donne lo devono volere! L’Associazione Donne 4.0 di cui sono Presidente è diventata un punto di riferimento nazionale, abbiamo creato un osservatorio sull’utilizzo degli investimenti del PPNR, siamo in una fase di grande attività e forte riconoscimento perché crediamo davvero che sia importantissimo incoraggiare le ragazze a seguire le proprie aspirazioni professionali, libere da stereotipi di genere.

Intervista a cura di Stefania Bacchini

Link all’articolo originale su Tuscanypeople.com

Stem o Steam?

Ripartono gli appuntamenti mensili di Donne4 Rubrica. Ogni mese sul palco digitale di Donne 4.0 Gabriella Campanile intervisterà 4 donne/uomini che stanno contribuendo all’innovazione nel nostro paese.

Questo mese: Stem o Steam?

Lo abbiamo chiesto a 4 donne eccezionali: Beatrice Bettini, Federica Maria Rita Livelli, Elisabetta Norfini, Antonella Avram.

[Lunedì 31 gennaio 2022]

Donne e sanità digitale

Tavola rotonda

Darya MajidiAssociazione Donne 4.0 per accelerare la chiusura del gender gap attraverso le tecnologie digitali;

Guia Lanciani (TBC) – Associazione Donne Leader in Sanità per promuovere la leadership al femminile nel settore;

Paola Sangiovanni – Community Women&Technologies per valorizzare il talento femminile nella tecnologia, nell’innovazione e nella ricerca scientifica;

Francesca De Giorgi – Community Himss Italia Women per contribuire alla crescita, allo sviluppo ed al riconoscimento delle competenze delle donne nella sanità digitale;

Manuela Appendino – Community WeWomEngineers per raccontare la professione dell’Ingegnere Biomedico, in particolare le donne e le loro storie;

Elisabetta Pennacchioli – Associazione WIS Women in Surgery Italia per promuovere iniziative volte al raggiungimento della parità di genere in chirurgia.

Modera: Patrizia Palazzi, Strategic Sales Expert Siemens Healthineers

Live, 10 dicembre 2021

Leadership delle donne nell’associazionismo

Quanto sono presenti e quanto sono  coinvolte le donne nei flussi di potere associativo?

All’interno della Rubrica Donne 4.0 I Protagonisti lunedì 22 novembre alle ore 18 Gabriella Campanile con Marlene Magnani intervistano Marcella Mallen sul tema della leadership delle donne nell’associazionismo.

***

Chi è Marcella Mallen? Laureata in giurisprudenza, già presidente di Manageritalia Lazio, Abruzzo, Molise, Sardegna e Umbria e di CFMT, è presidente di ASviS, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile e di Prioritalia, Fondazione delle organizzazioni dei manager Cida e Manageritalia.

Docente di Diversity management presso l’Università Lumsa di Roma, componente del comitato direttivo di Value@Work dell’Istituto di Studi superiore sulla donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

Tra le pubblicazioni: Effetto D. Se la leadership è al femminile: storie speciali di donne normali (F. Angeli, 2011), La figlia di Saadi (Polaris, 2016), Diversity management. Genere e generazioni per una sostenibilità resiliente (Armando Editore, 2020).  

Voglia di futuro al #4w4i di Tim

L’innovazione digitale cambierà per sempre il nostro mondo e le donne devono essere parte attiva, non spettatrici, di questa trasformazione. Le tecnologie digitali sono un’opportunità per la chiusura del gender gap, sono strumenti di inclusione sociale e di affermazione personale, professionale e imprenditoriale.

In diretta il 18 novembre alle 20.30 alla maratona sull’inclusione 4w4inclusion organizzata da Tim per illustrare le nostre proposte sul PNRR e raccontare tre diverse storie di donne che hanno scelto innovazione e tecnologie digitali come terreno di espressione della propria voglia di costruire in prima persona il futuro.

Loredana Grimaldi nostra Ambassadress conversa con tre donne che hanno messo cuore, coraggio e competenze per attivare il cambiamento:

👉 Loredana Mancini, pioniera nel campo della cybersicurezza;

👉 Valeria Marino, CEO di Innovation Engineering impresa attiva nello sviluppo di applicazioni di AI per le PMI;

👉 Diva Tommei biotecnologa, bioinformatica e startupper, attualmente direttrice per gli investimenti in IT/ICT nella Fondazione Enea Tech e Biomedical.

Donne per la transizione digitale

Il PNRR rappresenta una occasione unica per l’Italia per diventare un Paese moderno e innovativo. Un Paese sostenibile, inclusivo, efficiente e digitale che possa offrire prosperità ed equità a tutti i suoi cittadini. Le tecnologie sono il cuore della transizione digitale che sta ridefinendo il futuro del Pianeta. Alla costruzione di questo futuro manca però un tassello fondamentale: una adeguata presenza e valorizzazione delle donne, che non sono una minoranza da relegare a ruoli di secondo piano, bensì un giacimento di talenti su cui investire per accelerare il cambiamento e per azzerare il digital gender gap.

L’Associazione Donne 4.0 crede fortemente che le tecnologie digitali possano essere potenti acceleratori per la chiusura del divario di genere, strumenti di inclusione sociale e di affermazione personale, professionale e imprenditoriale delle donne.

Il convengo “Donne per la transizione digitaleCompetenze, Cuore e Coraggio per attivare il cambiamento” nasce come importante momento di confronto su questi temi.

Organizzato il 10 novembre dall’Associazione Donne 4.0 a Roma presso l’Università dell’Arkansas con sede a Palazzo Taverna in Via di Monte Giordano, ospita relatori d’eccezione.

Il focus: identificare le opportunità del PNRR dedicate alle donne e monitorarne l’efficacia tramite la definizione di obiettivi precisi, vicini nel tempo e quantificabili. Lo scopo:garantire l’accesso alle tecnologie e allo sviluppo delle competenze digitali per tutte le donne e incentivare la presenza femminile in progetti e investimenti digitali e nei ruoli aziendali apicali, azzerando il digital gender gap più rapidamente possibile.  

«Nonostante il G20 abbia sottolineato l’importanza del Women Empowerment per accrescere il talento e la leadership delle donne, in Italia il digital gender gap è tutt’altro che colmato: il World Economic Forum ci inserisce solo al 63° posto nel Gender Gap Report 2021 su 156 Paesi», ha dichiarato Darya Majidi, imprenditrice tech e Presidente dell’Associazione Donne 4.0.

«L’Italia è al penultimo posto in Europa per l’occupazione femminile, che è del 20% più bassa rispetto a quella maschile. Solo il 28% dei manager è donna. E solo il 16% delle donne ha accesso alla formazione Stem, contro il 35% degli uomini. L’azzeramento del digital gender gap è una priorità da affrontare celermente per evitare che le donne siano confinate in ruoli e settori economici tradizionali, meno remunerati e non trainanti per l’innovazione e la competitività del Paese».

«Affinché le risorse investite nel PNRR abbiano un impatto reale sul digital gender gap, occorre definire a priori parametri chiari e misurabili relativi alla dimensione di genere in tutte le iniziative che riguardano gli interventi di digitalizzazione», ha proseguito Darya Majidi. «L’Associazione Donne 4.0 intende costituire un Osservatorio sul PNRR, in una logica di monitoraggio partecipativo, per valutare sia lo stato di attuazione del Piano relativamente al tema del digital gender gap, sia l’evolversi degli indicatori individuati alla base della nostra proposta di azione».

L’evento “Donne per la transizione digitale” sarà anche l’occasione per attivare un dibattito propositivo rispetto agli  indicatori più importanti (Key Performance Index) individuati fino ad oggi  dall’Associazione Donne 4.0 per monitorare l’impatto positivo del PNRR sull’occupazione femminile in ambito digitale:

  • l’azzeramento, entro il 2026, del gender gap per l’accesso ad internet e l’azzeramento del divario di genere nelle competenze digitali di base, senza cui non può esserci partecipazione attiva e protagonismo civile e sociale delle donne;
  • l’inserimento di una clausola di condizionalità nei bandi con quote del 30% di donne nelle assunzioni del PNRR relative a progetti di investimento in digitale;
  • misure premiali nei bandi PNRR per imprese ed enti che certifichino la presenza del 35% di donne nei team di creazione e sviluppo di progetti digitali;
  • l’incremento, entro il 2026, dell’occupazione delle donne nel settore ICT al 35% e il raggiungimento della parità, ovvero il 50%, entro il 2030;
  • il raggiungimento, entro il 2026, del 45% di donne presenti nei CdA di imprese private e pubbliche e del 35% di donne in posizione apicale, per riconoscere concretamente l’autorevolezza delle donne nei contesti decisionali – pubblici e privati – del mondo digitale;
  • il raggiungimento di una quota del 45% di donne nei tavoli decisionali per la creazione di piattaforme di smart cities, smart economy e smart enviroment.

L’incontro sarà anche un momento strategico per condividere le proposte dell’Associazione Donne 4.0 per migliorare l’efficacia del PNRR:

Dare maggiore impulso alle imprese tech fondate e gestite da donne, con finanziamenti e sgravi fiscali:

  • il 35% dei finanziamenti per le start up previsti dal Fondo Impresa Donna a favore delle imprese tech guidate e composte da donne per almeno il 60%;
  • fondi e incentivi a fondo perduto per start up digitali e imprese innovative guidate e composte da donne per almeno il 60%.

Rendere le studentesse e le giovani donne sempre più protagoniste del mondo digitale, promuovendo l’accesso alla formazione scolastica tecnico-scientifica con l’obiettivo di raggiungere, entro il 2026:

  • il 50% di ragazze sul totale degli iscritti a Istituti Tecnico Scientifici,
  • il 30% di studentesse iscritte a corsi di laurea ICTsul totale degli iscritti
  • il 2% di laureate in corsi di laurea ICT.  

Fornire alle ragazze strumenti concreti per accelerare i passaggi scuola-università-lavoro

  • corridoi preferenziali per attività scuola-lavoro dedicati alle studentesse;
  • coinvolgimento di imprese private e pubbliche in azioni di formazione-lavoro;
  • dottorati, borse di studio e sconti sulle tasse universitarie per le donne che seguono corsi di formazione universitaria in discipline ICT già a partire dall’anno accademico 2022-2023;
  • formazione obbligatoria, a tutti i livelli di istruzione, sulle tecnologie digitali e sugli stereotipi di genere;

Parteciperanno alla giornata di lavori: Assuntela Messina, Senatrice e Sottosegretario Ministero dell’Innovazione Tecnologica e la transizione digitale; Francesco Bedeschi, Director University of Arkansas Rome Center; Linda Laura Sabbadini, Chair del W20; Sonia Stucchi, HR Manager – Hewlett Packard Enterpris; Azzurra Rinaldi, Direttrice School of Gender Economics, Unitelma Sapienza; Sila Mochi, Cofounder Inclusione Donna; Anna Sappa, Dirigente dell’Ufficio infrastrutture ICT INAIL; Chiara Petrioli, Prorettrice alla Sapienza con delega alle imprese, Founder di Wsense; Loredana Mancini, Owasp/WIA D&I Vice Chair; Diva Tommei, Non Executive Director SECO Spa; Monica Cerutti, esperta Politiche inclusione Sociale nel digitale – Università di Torino; Loredana Grimaldi; esperta di sostenibilità e corporate communication; Denny Innamorati, Direttore Commerciale Cisa Group; Consuelo Lollobrigida, Professor Arkansas University.

Back To Top