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AIxGIRLS – Summer Tech Camp gratuito per studentesse di 4^ superiore

AIxGIRLS – Summer Tech Camp gratuito per studentesse di 4^ superiore

Il progetto

Una porta per aprire alle donne di domani la strada per i mestieri del futuro. E’ questa la mission di AIxGirls – Summer Tech Camp. Un camp di formazione estivo per offrire alle giovani studentesse gli strumenti per essere protagoniste della Quarta rivoluzione industriale. La tua partecipazione all’AIxGirls – Summer Tech Camp ti darà l’opportunità di prendere parte a un interessante programma di studio che toccherà gli aspetti etici e pratici delle nuove tecnologie. Un programma focalizzato su AI e Data Science, che ti offrirà le competenze necessarie per essere parte attiva del cambiamento e superare i limiti del gender gap —–> Scarica il programma

La location

AIxGirls – Summer Tech Camp si terrà alla SIAF, Scuola Internazionale di Alta Formazione, a Volterra. Una struttura immersa nella suggestiva campagna toscana e che già ospita incontri e attività di formazione. Con tutti i servizi necessari: dalle aule ai laboratori per la didattica, fino agli alloggi, la mensa, le aree ristoro e gli spazi all’aperto per i momenti di svago.

Come partecipare?

Se stai concludendo la classe IV superiore nel Giugno 2022, puoi chiedere di partecipare all’AIxGIRLS – Summer Tech Camp compilando il modulo presente più in basso su questo sito. Saranno selezionate 20 ragazze fra le studentesse di tutta Italia che avranno inviato la propria candidatura. Per scoprire tutti i criteri di selezione scarica il regolamento —–> Scarica regolamento

Deadline candidature 20 maggio

Le candidature dovranno pervenire entro le ore 24 del 20 maggio attraverso la piattaforma www.aixgirls.it, dove potranno avere maggiori informazioni sul camp, i partner, sul programma, il regolamento ed i docenti. Le studentesse selezionate riceveranno poi una comunicazione entro il 10 Giugno 2022all’indirizzo mail segnalato in fase di iscrizione.

Candidati

Cogli l’occasione e partecipa all’AIxGirls – Summer Tech Camp. Invia la tua richiesta compilando il modulo —–> Vai al modulo

In sintesi

Durata: 6 giorni e 5 notti // Età: Studentesse che stanno concludendo la IV superiore // Location: SIAF – Scuola Internazionale di Alta Formazione // Gratuito: L’intero camp sarà offerto alle ragazze selezionate (trasporto escluso)

Come la goccia perfora la pietra

Come la goccia perfora la pietra

Cosa si intende per generatività sociale? Per noi è quell’azione trasformativa che si sviluppa attraverso la relazione volta a generare un impatto sociale.

Ma entriamo meglio nel dettaglio e diamo voce a quattro Ambassadors d’eccezione: Monica Cerutti, Raffaella Isidori, Annarita Mariani, Pegah Moshir Pour.

Conduce: Gabriella Campanile

[26 maggio 2022]

Nobil Donne 4.0 – Sabrina Nuti, Rettrice Sant’Anna di Pisa

Nobil Donne 4.0 – Sabrina Nuti, Rettrice Sant’Anna di Pisa

E’ una donna tutta d’un pezzo Sabina NutiRettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa per il mandato 2019-2025, indossa il vessillo di portavoce di un centro d’eccellenza nella formazione a livello internazionale e crede nell’investire su una formazione di alto livello per portare sviluppo e crescita sul territorio. 

11 febbraio, Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella Scienza, per affrontare temi come uguaglianza di genere e piena parità nella ricerca scientifica e per riflettere sulle nuove tecnologie che avranno forte impatto sulla società del futuro.

Cosa ne pensa della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella Scienza?

È una giornata molto importante, da vivere tutti giorni. Per la scienza e per le donne ben venga un richiamo collettivo alla rilevanza di questo aspetto: è proprio tramite la scienza e la cultura che possiamo superare il gap di genere che è ancora presente in tanti campi della nostra società. Per me, che ho questo grande onore di condurre un’organizzazione come la Scuola Superiore Sant’Anna, ogni giorno è importante per interrogarsi su come e che cosa fare affinché le materie STEM siano attrattive per le ragazze e possano contribuire alla creazione di valore collettivo. È una tematica che contraddistingue quotidianamente la mia vita professionale, e quindi sono contenta che ci sia anche un momento istituzionale con i media e altre fasce della popolazione che non si occupano direttamente di scienza.

Che ruolo hanno le donne nei progetti di ricerca scientifici?

Sicuramente rispetto all’inizio della mia carriera vedo molte più donne. Ci sono ancora delle problematiche e, nonostante di recente alcuni risultati siano stati effettivamente raggiunti, c’è ancora un lungo cammino da percorrere. Nella mia vita personale sono stata fortunata. Sono nata in una famiglia numerosa e mia madre era una genetista vegetale ricercatrice al CNR.

Una donna che ha raggiunto anche ruoli apicali dimostrando in modo concreto che si poteva combinare famiglia e lavoro, con ottimi risultati a livello scientifico, senza dover per forza scegliere tra famiglia e scienza, superando il sottile senso di colpa che rischia sempre di essere presente, sia che tu faccia una scelta oppure l’altra. Il suo esempio mi ha aiutata a superare questa ‘trappola bestiale’ e ad avere la confidenza che è possibile trovare un equilibrio, magari con tempi diversi, con accelerate e fermate differenti.

Ancora oggi le giovani ricercatrici cadono in questa trappola. Per questo, prima di diventare Rettrice ho svolto una grande battaglia, come responsabile di un laboratorio di ricerca, per garantire alle ricercatrici in posizione precaria di avere la garanzia della maternità, che fino a qualche anno fa non era prevista. Tutt’ora non siamo a regime: alcune posizioni sono prese in carico dall’INPS, altre dall’Ateneo. C’è ancora confusione, ma almeno abbiamo una copertura.

Un’altra iniziativa in questa direzione prevede un contributo alla ricerca nel primo anno di vita del bambino per garantire la possibilità di rientrare al lavoro già al termine del congedo parentale, contando su un supporto per servizi quali babysitter e asilo nido. Il nostro obiettivo è che ci sia un pieno sviluppo per le donne impegnate nella ricerca universitaria, sostenendo la maternità e anche facilitando il ritorno in laboratorio dopo la gravidanza. Si registra purtroppo, un tasso di abbandono ancora molto alto e le giovani ricercatrici hanno difficoltà nel trovare sostegno e servizi.

Lei guida una delle migliori università italiane secondo i ranking internazionali: che progetti avete in cantiere per accrescere il vostro appeal? Su cosa puntate?

La Scuola ha ottime performance e, pur essendo un’istituzione di piccole dimensioni, trova la sua forza nell’essere prima di tutto una ‘Research University’, che funziona come una palestra di apprendimento sui temi ‘on the edge’. Pur con una suddivisone in due classi, le scienze sperimentali e le scienze sociali, la ricerca è svolta con una forte capacità di interdisciplinarità.

A tal fine sono in via di costituzione 3 centri di ricerca trasversali che rafforzano ancora di più questa propensione. Uno di questi centri è focalizzato sul tema salute, ambito complesso che richiede competenze mediche, cliniche, organizzative, tecnologiche, giuridiche, e della biorobotica. Il fatto di saper lavorare con diversi approcci è un elemento di forza decisivo nella nostra performance.

Che cosa direbbe a una ragazza che si avvicina allo studio di materie STEM?

Sicuramente di superare la paura dei numeri, un elemento molto presente che parte fin dalle scuole. Vi è un preconcetto molto diffuso secondo cui le donne non sono portate per i numeri. Io ho fatto il liceo classico, odiavo la matematica, avevo una repulsione per tutto ciò che riguardava i numeri ma, dopo un percorso universitario di 15 anni in Bocconi in cui ho dovuto imparare a lavorare con i numeri, ho subìto uno shock violento ma molto salutare.

Oggi svolgo gran parte della mia attività con il supporto del dato quantitativo: i numeri hanno un senso, un’anima e sono anche molto affini alle caratteristiche delle donne, che si distinguono per pragmatismoorientamento al risultato e che, secondo me, sono meno individualiste. Se queste caratteristiche sono integrate con la capacità di usare metodi e modelli tipici delle materie STEM assumono una potenzialità paurosa. Perché questo avvenga, è necessario adottare approcci di insegnamento diversi affinché non vi siano ostacoli alla scelta della carriera.

Com’è cambiato il mondo delle università e il modo di studiare?

La crescita del sistema scolastico non è stata omogenea, molto dipende dalle professionalità che gli studenti possono aver incontrato: ci sono insegnanti capaci, altri invece che hanno innovato poco e hanno scarse capacità didattiche.

Il progresso è stato molto significativo laddove ci sono insegnanti validi, insegnanti che hanno veramente capito cosa significa capovolgere il paradigma, ossia attivare il processo di apprendimento degli studenti e, sulla base di questo, costruire un percorso formativo capace di dare risposte, sviluppando un coinvolgimento attivo dell’allievo e non passivo. Il segreto è creare quell’entusiasmo e voglia di imparare che tutti i giovani dovrebbero avere.

Ho conosciuto alcuni docenti capaci di impostare questo tipo di didattica, altri che invece continuano ad andare in aula con una logica frontale, preoccupati di “fare lezione” e non dell’apprendimento degli allievi. Rispetto agli studenti delle università straniere, c’è ancora una forte concentrazione sull’acquisizione dei saperi e meno sull’acquisizione di altre tipologie di competenze che, se abbinate ai saperi, possono valorizzare molto meglio le competenze professionali.

Per esempio, i nostri studenti tendono a non fare domande, a essere moto passivi, a selezionare quello che vogliono apprendere. Rovesciare il paradigma significa costruire il know how stimolando continuamente lo studente, aprendo un confronto con il docente. Molte lezioni dovrebbero basarsi sulle letture a casa e poi le discussioni in classe, invece spesso sono un sunto del libro di testo.

[Foto: ©www.santannapisa.it]

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Link all’articolo originale su Tuscanypeople.com

The kindness is the new strength!

The kindness is the new strength!

Quarto appuntamento della rubrica dedicata alle Ambassador dell’associazione Donne 4.0.

I leader di oggi come sono? Quali sono le qualità per sentirsi soddisfatti di ciò che siamo e di come siamo al lavoro? Ne parliamo con Francesca Sernissi, Giorgia Montesi, Luisa Rumor, Francesca Gessi: nella diversità del gruppo troviamo la forza si essere persone di valore!

Conduce: Gabriella Campanile

[26 aprile 2022]

Ciak azione!

Ciak azione!

Terzo appuntamento della rubrica dedicata alle Ambassador dell’associazione Donne 4.0: Roberta Russo, Marilena Hyeraci, Silvia Castrinovi, Maria Macrì.

Conduce: Gabriella Campanile

[28 marzo 2022]

Come le difficoltà diventano opportunità

Come le difficoltà diventano opportunità

Gabriella Campanile e Coy Cristofaro incontrano la campionessa di Pallavolo Nazionale Paralimpica di Sitting Volley Giulia Aringhieri.

[23 marzo 2022]

La relazione esistente tra Digital Transformation e Inclusione 

La relazione esistente tra Digital Transformation e Inclusione 

Le tecnologie delle quarta rivoluzione industriale stanno plasmando il nostro mondo. Siamo pronti? Vediamo insieme a Darya Majidi, imprenditrice tech, nominata da D. Repubblica tra le 100 donne che stanno cambiando il mondo, come questa digital transformation impatterà le organizzazioni aziendali e come la Diversity & Inclusion diventeranno temi centrali di ogni azienda innovativa e sostenibile.

L’incontro si inserisce nell’ambito degli Innovation Coffee, appuntamenti organizzati dal Intesa Sanpaolo Innovation Center dedicati alla scoperta e alla diffusione della cultura dell’innovazione. Durante gli incontri vengono presentati temi di frontiera: tecnologie di ultima generazione, startup innovative, approfondimenti a cura di innovatori, nuove forme di comunicazione e presentazione di strumenti all’avanguardia per tutti i colleghi del Gruppo.

Ascolta il podcast qui 👇

Misuriamo l’impatto del PNRR sulla parità di genere

Misuriamo l’impatto del PNRR sulla parità di genere

Donne protagoniste di una Italia coraggiosa, digitale e inclusiva

L’associazione Donne 4.0 ha lanciato il dieci novembre 2021 l’Osservatorio sul PNRR per misurare il suo impatto sul divario di genere in ambito digitale, presentando 12 indicatori individuati in corrispondenza ai 12 punti del Manifesto Donne 4.0. Questa attività di quantificazione e monitoraggio sta procedendo estendendo la metodologia adottata a tutte le Missioni del PNRR, al fine di misurare concretamente l’impatto del Piano sul divario di genere. 

In vista, dell’appuntamento dell’otto marzo, Donne 4.0 organizza a Roma un nuovo incontro in cui potersi confrontare su questo percorso con rappresentanti del Governo, degli atenei, di fondazioni e di altre associazioni e condividere i prossimi passi. In particolare, nel convegno saranno anche oggetto di approfondimento modelli e strumenti di misurazione, la certificazione di genere, insieme ai risultati del W20 Italy.

Nobil Donne 4.0 – Mi chiamavano “La signora delle stelle”

Nobil Donne 4.0 – Mi chiamavano “La signora delle stelle”

Oggi è famoso il film “Don’t look up” (che tradotto significa “Non alzare lo sguardo”), ecco se avessi dato ascolto a questo, la mia vita sarebbe stata persa! Sono la prima donna in Italia a dirigere un osservatorio astronomico (quello di Trieste, che è diventato sotto la mia guida un centro d’eccellenza internazionale), sono un’astrofisica, una persona liberaattivista dei diritti civili e degli animali.

Apparenza e sostanza, due facce della stessa medaglia

Una mia amica ama ripetere a chi non mi conosce: “Hai mai visto una foto di Margherita Hack in cui non sorrida? Io no, perché non esiste”. Il motivo principale è che ho sempre fatto quello che mi piaceva: mi iscrissi a lettere, ma una sola ora di lezione mi bastò per capire che non faceva per me. Ho studiato fisica all’Università di Firenze, e nel 1945 mi sono laureata in spettroscopia delle stelle, campo di studi interno all’astronomia che mi ha profondamente affascinato e che non ho mai abbandonato. Oggi le chiamano STEM (acronimo che sta per Science, Technology, Engineering and Mathematics), di fatto sono le discipline scientifiche e tecnologiche di cui la fisica fa parte.

Di foto ne ho a migliaia: mie tra le amate stelle, mie tra i miei gatti, con i miei amici scienziati dell’ESA e della NASA. Ecco, anche loro comunque sanno che le mie preferite rimangono quelle con i gatti! [Ride]. Ho un debole per gli animali, lo sanno tutti. Al di là del fatto che non li mangio, è perché li tratto come altri mammiferi come sono io, e loro ricambiano. Su questo ci intendiamo, e a me piace andare d’accordo con chi ho intorno.

A cosa penso quando guardo il cielo

Sono atea, e la spiritualità per me sta nella capacità di amare e comprendere gli altri. Lo sa bene mio marito Aldo, ci siamo conosciuti da bambini e siamo stati sempre insieme. Ci piace pensare che le stelle ci abbiano fatto incontrare, e abbiano sempre accompagnato le nostre scelte importanti, come quella di non avere figli: non eravamo portati, non era il nostro destino. Lo dico senza malinconia e con convinzione, a volte aiuto altre donne a completare questo ragionamento, perché in una cultura patriarcale come la nostra capita che la pretesa di fare figli assopisca i talenti.

Ho sempre amato “alzare l’asticella”, così si dice quando ti dai delle sfide: ho iniziato con il salto in alto, e ho continuato tutta la vita. Anche quando alla facoltà di fisica io e una mia amica di liceo eravamo le uniche ragazze del gruppo, forte dell’incoraggiamento dei miei genitori che ripetevano: “Fai quello per cui ti senti più portata”.

Mi riesce facile spiegare concetti complessi con immagini e metafore, e certo la parlata fiorentina “da buona bischera” mi aiuta a tenere alta l’attenzione del pubblico! Ridono, ma intanto capiscono tutto. E io sono contenta.

Sono parte di una stupenda, variegata, immensa collettività

Ho scritto molto da scienziata, ho pubblicato i miei lavori in tutto il mondo, ma sono anche impegnata politicamente ed è una soddisfazione altrettanto appagante, anche se quando ho avuto la possibilità di praticarla attivamente ho scelto di tornare alla mia astronomia. Dare voce a chi non ne ha, o non ha una visibilità sufficiente, per me è importantissimo.

Non riesco a non curarmi delle ingiustizie, e da più parti il mio pensiero è considerato libero e anticonformista, in questo mi sento vicina a Emma Bonino compagna di tante battaglie. Oltre a essere un’animalista, lotto per il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, per il diritto all’eutanasia e al riconoscimento del testamento biologico. In particolare, su questo tema della bioetica sono una convinta divulgatrice dei principi di coscienza che permettono a chiunque di avere una visione laica della vita, ovvero rispettosa del prossimo, della sua individualità e della sua libertà.

Cosa penso della vita extraterrestre

“Nella nostra galassia ci sono 400 miliardi di stelle. E pensare di essere unici è molto improbabile”. A seconda del contesto, amo aprire o chiudere i miei incontri pubblici così, con un po’ di mistero. Io credo che esistano altre forme di vita nell’universo, ma per problemi legati alla lontananza forse non saremo così fortunati da stabilire un contatto. Nel frattempo, tengo gli occhi sul cielo, chissà!

Sono Margherita Hack, e ho fatto della mia vita esattamente ciò che volevo.

[Firenze 12 giugno 1922 – Trieste 29 giugno 2013]

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Link all’articolo originale su Tuscanypeople.com

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