{"id":13163,"date":"2021-03-01T13:20:53","date_gmt":"2021-03-01T12:20:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.communitydonne4.it\/?p=13163"},"modified":"2021-09-12T21:44:17","modified_gmt":"2021-09-12T19:44:17","slug":"cambi-di-paradigma-luci-ed-ombre-dellai-cosa-ci-attende","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/donne4.it\/en\/cambi-di-paradigma-luci-ed-ombre-dellai-cosa-ci-attende\/","title":{"rendered":"Cambi di paradigma, luci ed ombre dell\u2019AI: cosa ci attende"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La corsa all\u2019innovazione: AI sempre pi\u00f9 presente<\/h3>\n\n\n\n<p>La pandemia ha accelerato il <strong>processo di digitalizzazione e automatizzazione<\/strong> gi\u00e0 avviato negli ultimi anni. In particolare, in Italia, l\u2019innovazione imposta dalla crisi pandemica stenta a diffondersi dato che le organizzazioni hanno ancora un approccio molto disomogeneo e immaturo nei confronti dell\u2019Artificial Intelligence (AI), pur nella consapevolezza che questa tecnologia \u00e8 in grado di offrire un numero elevato di soluzioni e di campi di applicazione in grado di automatizzare procedure a basso valore aggiunto, potenziando alcuni servizi. <strong>L\u2019AI, di fatto \u00e8 gi\u00e0 parte integrante della nostra quotidianit\u00e0<\/strong>: in questo momento storico essa costituisce una leva strategica, destinata a creare valore economico, a migliorare la qualit\u00e0 della vita \u2013 grazie all\u2019\u2019impiego dei dati a disposizione \u2013 oltre a trasformare il paradigma del settore della manifattura ovvero attuare una transizione verso un approccio a base di dati.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi le nostre PMI hanno la possibilit\u00e0 di avere accesso a risorse di tipo computazionale, banche dati, AI, software che, se opportunamente utilizzate, possono dare loro la competitivit\u00e0 necessaria per operare in un mercato sempre pi\u00f9 erratico.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo momento storico sarebbe auspicabile concentrare le energie di sistema Paese e di ecosistema industriale per \u201ccavalcare\u201d queste <strong>nuove tecnologie<\/strong>, investendo in modo strutturato e soprattutto attuando i necessari cambi di paradigma che l\u2019innovazione implica, in modo tale da recuperare la competitivit\u00e0 perduta, creare ricchezza e posti di lavoro, aumentare la cultura digitale attraverso un\u2019adeguata istruzione e formazione in modo tale da aggiornare le competenze ed essere maggiormente pronti all\u2019utilizzo dell\u2019AI.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Cambi di Paradigma necessari<\/h3>\n\n\n\n<p>Grazie ad una logica di adozione dell\u2019AI e del digitale pi\u00f9 ampiamente inteso, sar\u00e0 sempre pi\u00f9 possibile creare un notevole impatto positivo in termini sociali, economici e culturali. Stiamo assistendo alla creazione di <strong>nuovi lavori che presuppongono competenze specializzate<\/strong> e che al momento non riescono a diffondersi, a causa della mancanza di profili adeguati sul mercato.<\/p>\n\n\n\n<p>Come sostiene <strong>Luciano Floridi<\/strong>, professore ordinario di Filosofia ed Etica dell\u2019Universit\u00e0 di Oxford, <em>\u201cSe \u00e8 vero che queste tecnologie trasformano il mondo del lavoro in maniera cos\u00ec radicale, c\u2019\u00e8 un costo di transizione che verr\u00e0 pagato da questa generazione, ma dobbiamo rendercene conto perch\u00e9 un minimo di supporto sociale dovr\u00e0 per forza essere previsto. Dovremo spalmare cronologicamente i vantaggi di questa tecnologia per alleviare il sacrificio che sar\u00e0 in capo alla generazione attuale. Non pare giusto, n\u00e9 umano che, per permettere la crescita del digitale futura, ci si dimentichi di quelle professioni che oggi spariranno completamente e delle persone che le svolgevano\u2026\u201d <\/em>Pertanto, l\u2019impiego della AI implica necessariamente <strong>organizzazioni strutturate, agili e flessibili e trasparenti<\/strong> in grado di attuare i necessari cambi di paradigmi. Tuttavia, per fare ci\u00f2, \u00e8 necessario, ora pi\u00f9 che mai, che le organizzazioni imparino a conoscere s\u00e9 stesse e raggiungano una profonda consapevolezza degli scenari globalizzati in cui operano, in modo tale da identificare rischi e minacce, valutarne gli impatti e strutturarsi per risultare sempre pi\u00f9 resilienti nell\u2019affrontare le sfide che di volta in volta si troveranno ad affrontare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, allora, che i principi di <strong>Risk Management, Business Continuity e Cyber Security<\/strong>, se correttamente incorporati nelle organizzazioni, contribuiscono a creare l\u2019\u201d<em>humus<\/em>\u201d ideale per favorire un processo olistico grazie al quale tutte le funzioni e gli stakeholder operano in modo sinergico tra loro e favoriscono quella \u201c<strong>innovazione armonica<\/strong>\u201d antropocentrica che utilizza l\u2019AI.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordiamoci, come afferma Floridi, che stiamo sempre pi\u00f9 operando del <strong>mondo della &#8220;Infosfera&#8221;, ovvero, nello spazio delle informazioni sia analogico sia digitale in cui queste due dimensioni si mescolano senza soluzione di continuit\u00e0<\/strong> e a cui siamo perennemente connessi. La nostra esistenza \u00e8 \u201c<em>Onlife\u201d&nbsp;<\/em>e, tutti quanti, attraverso i nostri smartphone, siamo \u201cintercettati\u201d. Metafisicamente, l\u2019individuo si converte in \u201cessere informazionale\u201d e, al contempo, \u201cco-referenziale\u201d: c\u2019\u00e8 solo un Essere che diventa \u201crete\u201d in cui le relazioni costituiscono i nodi, con articolazioni (il molteplice) e trasformazioni (il divenire). Di qui la necessit\u00e0 di regolamentare questa tecnologia nella salvaguardia degli individui stessi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Luci &amp; Ombre dell\u2019AI<\/h3>\n\n\n\n<p>Le tecnologie digitali basate sull\u2019AI ci permettono di fare cose sino a poco tempo fa impensabili, a tal punto da poter affermare che stiamo vivendo una <strong>Quarta Rivoluzione Industriale<\/strong>. Al tempo stesso \u00e8 necessario capire veramente chi siamo, chi vogliamo essere, che societ\u00e0 vogliamo costruire. Si tratta di una rivoluzione di autocomprensione, una delocalizzazione di noi stessi: non siamo pi\u00f9 al centro dell\u2019informazione e ci sono tanti \u201cattori\u201d che trattano l\u2019informazione pi\u00f9 velocemente e in maniera pi\u00f9 efficace. Pertanto, l\u2019umanit\u00e0 deve essere sempre pi\u00f9 responsabile dal punto di vista morale, utilizzando in modo appropriato la tecnologia dell\u2019AI, dato che l\u2019attribuzione di responsabilit\u00e0 a uno specifico agente individuale diventa pi\u00f9 difficile e controversa.<\/p>\n\n\n\n<p>Stiamo assistendo ad un passaggio da un&nbsp;<em>modus vivendi<\/em>&nbsp;millenario, basato su scelte, preferenze, selezioni e privilegi in grado di garantire che tutto resti \u201cfutura memoria\u201d, ad un \u201c<em>modus digitandi\u201d&nbsp;<\/em>che si basa sulla \u201ccancellazione\u201d ovvero su cosa rimuovere, editare, curare o semplicemente non registrare, i.e. una cultura dell\u2019oblio generata dalla fragilit\u00e0 della memoria digitale.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Riflessioni<\/h3>\n\n\n\n<p>Il mondo \u00e8 cambiato ed implica sempre pi\u00f9 un innovazione armonica antropocentrica che sia in grado di impattare sulla dimensione socio-politica e strutturare al meglio gli scenari in cui ci troviamo ad operare, soprattutto in un\u2019ottica di modello Europa unita nel gestire questa Quarta Rivoluzione Industriale cos\u00ec impattante.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di affiancare etica e tecnologia per un\u2019AI che ponga sempre al centro l\u2019uomo e sia al servizio di un autentico sviluppo. Tutto ci\u00f2 implica l\u2019adozione di nuovi criteri, categorie e linguaggi, ovvero occorre sviluppare un\u2019etica degli algoritmi. Come afferma <strong>padre Paolo Benanti<\/strong> \u2013 francescano e docente di Teologia Morale ed Etica delle Tecnologie alla Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana e accademico della Pontificia Accademia per la Vita \u2013 <em>\u201cLa AI non serve a fare una cosa nuova ma \u00e8 una tecnologia che cambia il modo con cui facciamo tutte le cose. L\u2019AI pu\u00f2 surrogare la presenza umana in alcune azioni ma non pu\u00f2 certo sostituire l\u2019uomo\u201d. <\/em>Si tratta di cambiare la comprensione che l\u2019uomo ha di s\u00e9 stesso e del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>In merito alla questione dell\u2019eventuale attribuzione di \u201c<strong>personalit\u00e0 elettronica<\/strong>\u201d \u2013 ossia diritti e responsabilit\u00e0 ai robot, in grado di assumere decisioni in modo autonomo, oggetto di dibattito europeo \u2013 risulta interessante la posizione di Paolo Benanti, secondo il quale, sarebbe auspicabile affrontare la problematica su tre livelli, e precisamente: livello tecnologico \u2013 riuscire a capire come costruire macchine che dimostrano un forte grado di imprevedibilit\u00e0; livello etico \u2013 come gestire questa imprevedibilit\u00e0; livello regolamentare giuridico \u2013 come gestire queste macchine nella vita di tutti giorni in una societ\u00e0 costituita sempre pi\u00f9 di agenti umani (persone) e di agenti autonomi robotici.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad oggi la Comunit\u00e0 Europea si \u00e8 limitata ad agire a livello giuridico, i.e. come regolamentare l\u2019utilizzo di queste macchine nella societ\u00e0. C\u2019\u00e8 chi ritiene che attribuire personalit\u00e0 giuridica ai robot non significhi considerarle delle persone, bens\u00ec consentirebbe di poter attribuire delle responsabilit\u00e0 e, di conseguenza, avere una copertura assicurativa e poter ottenere risarcimenti a fronte eventuali danni provocati a persone o a propriet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordiamoci che non si pu\u00f2 parlare di <strong>etica<\/strong> senza conoscere gli aspetti tecnici, non si pu\u00f2 dare una regolamentazione giuridica senza principi etici e una conoscenza del sub-strato tecnologico. Occorre introdurre nel rapporto singolo\u2013produttore degli enti terzi, enti che certifichino l\u2019utilizzo di queste macchine funzionanti con algoritmi, i.e. codici che determinano come la macchina reagir\u00e0. Ad oggi questi algoritmi sono custoditi in \u201c<em>dark box<\/em>\u201d protette da copyright, pertanto, sar\u00e0 necessario passare alle \u201c<em>crystal box<\/em>\u201d garantendo in questo modo la trasparenza degli algoritmi.<\/p>\n\n\n\n<p>In considerazione del fatto che l\u2019AI si basa su valori numerici, si dovranno creare nuovi paradigmi per trasformare i valori etici in qualcosa che la macchina possa capire. <em>\u201cLa scelta etica \u00e8 prettamente umana\u201d \u2013 afferma Benanti \u2013 \u201cma, in qualche misura, deve diventare una competenza della macchina autonoma\u201d<\/em>. Per fare questo \u00e8 necessario garantire un calibrato mix di etica e macchina e considerare una <strong>nuova etica<\/strong>, i.e.&nbsp;<em>l\u2019Algor-Etica<\/em>. Si tratta di racchiudere all\u2019interno della macchina valori, principi e norme attraverso la creazione di un linguaggio macchina in grado di \u201cinstillare il dubbio\u201d nella macchina stessa che, a quel punto, interpeller\u00e0 l\u2019uomo, portatore d\u2019etica, per validare le sue decisioni. Solo in questo modo si potr\u00e0 creare una \u201c<em>Human Centered AI<\/em>\u201d e sviluppare macchine che siano integrate con l\u2019uomo e insieme all\u2019uomo cerchino la soluzione migliore, cio\u00e8 allo stesso tempo efficace e \u201ccompatibile in ogni direzione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Federica Maria Rita Livelli<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Coordinatrice Commissione Reti \u2013 Community Donne 4.0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.leadershipmanagementmagazine.com\/articoli\/cambi-di-paradigma-luci-ed-ombre-dellai-cosa-ci-attende\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Leadership&amp;Management Magazine<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La corsa all\u2019innovazione: AI sempre pi\u00f9 presente La pandemia ha accelerato il processo di digitalizzazione e automatizzazione gi\u00e0 avviato negli ultimi anni. 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